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Fino a qualche anno fa, per aprire un’attività nel settore della ristorazione bisognava trovare un locale, allestire una sala da pranzo, assumere del personale di sala e sperare che passasse un numero sufficiente di persone per farla funzionare. Quel modello esiste ancora, ma non è più l’unico.
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Le “ghost kitchen” (chiamate anche cucine virtuali, cloud kitchen o dark kitchen) hanno cambiato gli aspetti economici legati all’avvio di un’attività nel settore della ristorazione. E sebbene il concetto abbia preso piede inizialmente in Europa e in Nord America, hanno preso molto piede anche nel nostro paese.
Di seguito ti illustriamo le informazioni necessarie per stabilire se questo modello possa fare al caso tuo.
Una ghost kitchen è una struttura di produzione alimentare destinata esclusivamente alla consegna a domicilio. Non ci sono sale da pranzo, né camerieri o clienti che entrano in loco. La cucina riceve gli ordini tramite un’app di consegna, prepara il cibo e lo consegna ai rider.
Nient’altro. Nessun locale da gestire. Nessun tavolo da allestire. Nessun cameriere che prende ordini. Solo operazioni di cucina e consegna.
Alcune ghost kitchen sono attività indipendenti gestite da un singolo brand. Altre sono strutture condivise in cui attività di ristorazione differenti prendono in affitto degli spazi in cui cucinare e operano in modo indipendente tramite i propri profili sulle app di consegna a domicilio. Il modello condiviso è particolarmente diffuso nelle città con costi immobiliari elevati, in quanto consente a più operatori di dividersi le spese generali di un’unica cucina professionale.
La differenza fondamentale sta nel rapporto con il cliente. In un ristorante tradizionale, è il cliente che viene dal ristoratore. In una ghost kitchen, è il ristoratore che va dal cliente, tramite un’app di consegna a domicilio.
Questo cambia praticamente ogni aspetto dell’attività operativa:
Si stanno verificando diversi fenomeni contemporaneamente. L’uso delle app di delivery tra la popolazione urbana è schizzato alle stelle, accelerato specialmente dal 2020. Il costo per aprire un ristorante tradizionale (tra affitto, allestimento e personale) è rimasto elevato, mentre le infrastrutture per le consegne a domicilio sono migliorate in modo significativo.
Il risultato è un divario crescente tra il costo di aprire un ristorante con servizio al tavolo e quello di avviare un brand di ristorazione dedicato esclusivamente alle consegne a domicilio. Le ghost kitchen si collocano proprio in questo spazio.
Roma e Milano stanno assistendo alla prima serie di strutture appositamente costruite per le ghost kitchen: spazi commerciali in condivisione progettati specificamente per attività finalizzate alla consegna a domicilio. Si tratta ancora di una fase iniziale, ma la direzione è chiara.
Non tutti i concept gastronomici si prestano bene alla consegna a domicilio. I migliori menù delle ghost kitchen condividono alcune caratteristiche:
Le ghost kitchen sono più economiche dei ristoranti tradizionali, ma non sono gratuite. Le principali voci di costo da pianificare includono:
Il modello funziona bene in situazioni specifiche. Vale la pena prenderlo seriamente in considerazione se:
È meno adatto a concept gastronomici che dipendono fortemente dall’atmosfera, dall’esperienza di mangiare in uno spazio specifico o dal traffico di clienti occasionali che entrano per caso.
Qual è la differenza tra una ghost kitchen e un ristorante tradizionale?
Una ghost kitchen è destinata esclusivamente alla consegna a domicilio: non ci sono sale da pranzo, né clienti che entrano nel locale o personale di sala. I clienti ordinano tramite un’app di consegna a domicilio e il cibo viene preparato e consegnato da un rider. Il vantaggio principale è rappresentato da costi generali significativamente inferiori rispetto a un ristorante tradizionale.
Quanto costa avviare una ghost kitchen in Italia?
I costi variano a seconda che si prenda in affitto uno spazio in una struttura condivisa o si allestisca una propria cucina. Prendere in affitto uno spazio in una ghost kitchen condivisa è l’opzione con il costo iniziale più basso. Oltre all’affitto, i principali costi ricorrenti sono quelli relativi al confezionamento, alla commissione della piattaforma di consegna e a eventuali campagne di marketing in-app che si sceglie di lanciare.
È necessario avvalersi di un’app di consegna per gestire una ghost kitchen?
Sì, a livello pratico Le ghost kitchen dipendono dalle app di consegna per il volume degli ordini e l’acquisizione di clienti. Senza una presenza su almeno una piattaforma di consegna, è molto difficile raggiungere un numero sufficiente di clienti affinché il modello diventi redditizio. Alcuni operatori integrano gli ordini tramite app con ordini diretti via WhatsApp o social media, ma l’app costituisce solitamente il canale principale.
Posso gestire una ghost kitchen da casa mia?
In alcuni mercati, le attività di ristorazione da casa sono consentite a determinate condizioni di licenza. I requisiti variano a seconda del Paese e della città. Prima di iniziare, verifica i requisiti in materia di sicurezza alimentare e di registrazione dell’attività nella tua area geografica. Molti operatori iniziano a casa per sperimentare un’idea prima di passare a una cucina professionale.
Quali piatti si vendono meglio in una ghost kitchen?
I piatti che si trasportano bene, rendono bene nelle foto e hanno un’identità chiara tendono a generare più vendite. La chiave sta nello scegliere un concetto che si possa realizzare in modo coerente su larga scala, con piatti che mantengano la loro qualità durante una finestra di consegna di 20-30 minuti.
Piattaforme come Glovo hanno agevolato le ghost kitchen e i brand che operano esclusivamente con consegna a domicilio nel raggiungere più clienti in diverse città dell’Europa.
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